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Perché risulta, in molti casi, importante se non indispensabile ricorrere agli additivi per malte e cls?

Fare ricorso agli additivi significa migliorare in generale la qualità, sia in senso applicativo, che prestazionale, di malte e/o calcestruzzi, dato che ogni additivo a seconda della sua natura e funzione è in grado, con un apporto minimo, di conferire agli impasti caratteristiche tecnico-prestazionali specifiche per ogni campo di impiego: migliori resistenze meccaniche, fisiche e chimiche, maggiore impermeabilità, maggiore fluidità, minor ritiro idraulico, asciugatura e indurimento più repentini, applicabilità in condizioni termiche più critiche, ecc.

Le quantità percentuali indicate, in termini di additivazione, sulla base di cosa vengono definite e quanto sono vincolanti?

Generalmente la percentuale indicata necessaria per l’additivazione corretta di una malta e/o cls, viene definita in rapporto al peso del legante; tali rapporti sono effettivamente importanti dato che un apporto minore di additivo, rispetto a quanto consigliato, non darebbe nessun beneficio, mentre il sovradosaggio, se in alcuni casi risulta esclusivamente una spreco, senza alcun reale vantaggio tecnico, in altre occasioni può addirittura portare a effetti indesiderati e al decadimento prestazionale dell’impasto.

Si può ricorrere all’utilizzo di vari additivi per malte e calcestruzzi?

Non è mai consigliabile fare ricorso a più e differenti tipi di additivi per la realizzazione di una malta e/o calcestruzzo, in quanto molto di frequente l’azione di uno può limitare o inibire quella di un altro, avendo in talune occasioni, come effetto finale, non solo l’assoluta mancanza degli effetti sperati, ma anche un decadimento complessivo, in termini di prestazione e/o qualità, dell’impasto additivato.